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Ius soli, ius sanguinis, ius culturae: tutto sulla riforma della cittadinanza
Ius soli, ius sanguinis, ius culturae: tutto sulla riforma della cittadinanza

Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, alla festa per i dieci anni del Partito democratico (Pd), il 14 ottobre, ha detto che si sta impegnando per far approvare la legge di riforma della cittadinanza impropriamente chiamata ius soli, che era nel programma elettorale del Pd nel 2013 ed è bloccata al senato da due anni.

A fine legislatura – dopo una mobilitazione di associazioni, studenti, insegnanti e molti politici – la possibilità che il disegno di legge torni in aula sembra più plausibile, anche se il calendario del senato è fittissimo e il tempo a disposizione prima dello scioglimento delle camere è limitato.

Secondo alcuni analisti, la legge potrebbe tornare a palazzo Madama alla fine di novembre o addirittura a gennaio dell’anno prossimo. Intanto il fronte politico per la sua approvazione nelle ultime settimane si è esteso, ma mancano almeno cinque o sei senatori per garantire una maggioranza parlamentare, in grado di portare all’approvazione della norma. Ma qual è la legge in vigore oggi in Italia e come si è arrivati alla riforma?

Il ruolo degli emigrati nella cittadinanza
La legge in vigore in Italia è stata approvata nel 1992 e considera cittadino italiano chiunque abbia almeno un genitore italiano, senza distinzioni tra chi nasce in Italia e chi nasce all’estero. Si fonda quindi principalmente sullo ius sanguinis (diritto di sangue), che fa derivare la cittadinanza da quella dei genitori e degli antenati. I cittadini stranieri residenti in Italia possono diventare italiani per naturalizzazione o per matrimonio.

La docente di sociologia politica Giovanna Zincone nel suo saggio Citizen policy making spiega che “quando l’Italia è stata unificata nel 1861, la sua prima legge sulla cittadinanza ha privilegiato il principio secondo cui l’appartenenza a una società doveva dipendere dall’appartenenza a una nazione, una comunità di persone che hanno gli stessi antenati”. La prima legge sulla cittadinanza del paese appena unificato fu mutuata dal codice napoleonico, come quasi in tutti i paesi europei.

Zincone ricorda che – come tutti i paesi con un alto numero di emigrati – l’Italia ha favorito la trasmissione della cittadinanza “con il sangue”, per mantenere un legame con i tanti emigrati italiani che .....

 

link alla notizia completa: https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2017/10/20/riforma-cittadinanza-da-sapere

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