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Il Baobab sul Moas
Il Baobab sul Moas

La vita è un bene e un valore assoluto ed universale, la posizione del Baobab non può prescindere da questa asserzione dalla vasta portata etica. La vita di un migrante, è bene ricordarlo, non può diventare statistica nel novero delle morti. Il mare, che nella stagione estiva conclusa ha significato per molti un motivo di piacere e di ozio, può essere estremamente pericoloso per chi s’avvia su carrette alla volta di viaggi impossibili. Aiutare queste persone, questione di vite umane, dovrebbe essere il primo passo verso un’umanizzazione delle migrazioni.

Nasce il MOAS, realtà privata del soccorso in mare. Il Baobab non vuole intervenire con un giudizio di valore su questo ente, ma provare a ragionare sulle condizioni e le premesse su cui sorge.

Nobilissimo aiutare i naufraghi delle traversate, ma l’interrogativo sorge spontaneo: dove è la comunità internazionale? Che fine hanno fatto gli stati? Abbiamo necessità di addentrarci in questa riflessione.

La comunità internazionale ha responsabilità nell’inefficienza delle politiche di soccorso tanto da indurre un privato ad attivarsi lì dove la gestione pubblica fallisce o presenta delle gravi lacune. Qui, ripetiamo, non si vuole esprimere un giudizio di valore verso l’attività di soccorso in sé, ma porre l’accento sulla reale situazione della gestione internazionale di un problema di portata globale. L’assetto politico sopranazionale è difficile ed estremamente complesso, fatto di guerre ed interessi economici fortissimi. Spesso la guerra e gli stessi interessi economici coincidono, un binomio pericoloso per la vita umana, calpestata e svuotata del suo valore.

Il punto non è l’entrata in scena di enti privati, ma il fallimento politico della comunità delle nazioni che compongono un occidente che non ha capito la gravità dei fatti attuali o fa finta di non capirla.

Giuseppe Marrone, staff del Baobab 

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