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Gb, Cameron: quote immigrati
Gb, Cameron: quote immigrati

Lo Ukip di Nigel Farage erode sempre più consensi ai Conservatori. I Tory hanno appena sofferto due 'defezioni' importanti di parlamentari passati dall'altra parte e il primo ministro britannico David Cameron ha il terrore che per le elezioni del 2015 il partito anti-Ue si avvicini troppo. Per superarlo a destra potrebbe fare una scelta estrema, come presentare un piano per limitare l'ingresso di lavoratori provenienti da altri Paesi dell'Unione, di fatto violando il principio della "libertà di movimento" degli europei. Un principio che il presidente uscente della Commissione Ue, Manuel Barroso, ha richiamato con forza, esprimendo la propria irritazione alle voci che arrivano da Londra: "La libertà di movimento è un principio molto importante nel mercato interno e il mio consiglio alla Gran Bretagna", ha ricordato in un'intervista alla Bbc, "è di non porre neanche in dubbio quel principio". Barroso ha comunque concesso che l'Ue deve discutere riguardo eventuali abusi su sussidi o "finti matrimoni", ma porre limiti all'immigrazione sarebbe invece in contrasto con le regole Ue.

Secondo quanto riferisce il Sunday Times, Cameron si appresta a proporre un piano per ridurre il flusso di 'immigrati' Ue con un escamotage: imporre una quota annuale massima al numero "National Insurance Number" (l'equivalente del codice fiscale italico) concedibili alla 'bassa manovalanza' Ue. Il National Insurance è indispensabile sia ai dipendenti per poter lavorare nel Regno Unito, sia agli stessi datori di lavori, per pagare contributi previdenziali e sanitari al fisco.

Cameron gioca sul sicuro, visto l'euroscetticismo se non l'eurofobia dei suoi connazionali, puntando a raccogliere consensi (o a non perderli) sfruttando la minaccia a Bruxelles della cosidetta "Brexit". Sempre per non perdere voti, il premier ha promesso - ovviamente se vincerà le elezioni nel 2015 - un referendum sulla stessa permanenza del Regno Unito nell'Ue, con la scelta chiara se restare o uscire dall'Unione, ma non prima del 2017 e dopo aver rinegoziato il rapporto della Gran Bretagna con le istituzioni europee. Per il primo ministro britannico le prossime elezioni saranno "le più importanti in una generazione". Lo ha ricordato firmando un articolo sul Sunday Telegraph: la consultazione, scrive il premier conservatore che spera di rimanere a Downing Street, sarà "una sfida diretta" con la scelta "tra conservatori e laburisti. Tra me e Ed Miliband".

Nello stesso articolo Cameron tenta di frenare gli euroscettici dell'Ukip, spiegando che un voto per il partito di Nigel Farage si tradurrebbe in un voto a "favore del ritorno dei laburisti al potere". Un'ipotesi - ribadisce - che "spingerebbe una grande nazione nel declino". E' proprio tra le righe che Cameron torna quindi a promettere impegno nel "porre la questione dell'immigrazione dell'Ue al centro del nostro negoziato in Europa". Ma non spiega in che modo e fonti del governo definiscono "congetture" le indiscrezioni sul piano che limiterebbe il flusso di lavoratori Ue. Monta tuttavia l'attesa, in vista anche delle elezioni suppletive a Rochester, innescate dalla defezione dell'ex parlamentare Tory Mark Reckless verso l'Ukip. E in vista del voto il partito conservatore serra i ranghi, con il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, il ministro per la Giustizia Chris Grayling e il ministro degli Interni Theresa May impegnati in prima linea nella campagna.

Contro l'onda anti-europea che Cameron sembra intenzionato a cavalcare incalza però Barroso: uscire dall'Ue vorrebbe dire per il Regno Unito ridurre la sua influenza "a zero", ha detto alla Bbc il presidente uscente della Commissione europea.

"La Gran Bretagna è più forte all'interno dell'Ue", ha sottolineato Barroso, portando come esempio l'emergenza Ebola: "David Cameron ha scritto a tutti noi su Ebola... quale sarebbe la sua influenza se la Gran Bretagna non facesse parte dell'Ue? Sarebbe zero".

Fonte: www.repubblica.it/esteri del 19/10/2014

 

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